I racconti di Alberto Bonacina sono fugaci descrizioni di stati d'animo vissuti da personaggi scivolati al di fuori della realtà, giunti ormai al declino. Le parole, combinate con caotico rigore, delineano i ritratti di individui chiusi in se stessi, svuotati dalla solitudine, ma disperatamente alla ricerca di un modo per riuscire a farcela.
"Chi, divenuto improvvisamente impotente, in mille cose, ha assistito a tali colpi di scena della mente dopo i quali tutto in lui è cambiato, chi, in maniera privilegiata, s’è trovato presente al proprio sbandamento e al proprio sconnettersi e alla propria dissoluzione, ora sa che è come se fosse nato una seconda volta”
"Chi, divenuto improvvisamente impotente, in mille cose, ha assistito a tali colpi di scena della mente dopo i quali tutto in lui è cambiato, chi, in maniera privilegiata, s’è trovato presente al proprio sbandamento e al proprio sconnettersi e alla propria dissoluzione, ora sa che è come se fosse nato una seconda volta”
Henri Michaux,
La connaissance par les gouffres, Conoscenza dagli abissi,
a cura di Jean Tallon,
traduzione di Mario Diacono, Quodlibet
“Dove sei stato tutto questo tempo?”
“Ovunque”
“Ma cosa dici?” Davvero lei non poteva comprendere.
“Sono stato ovunque, ma non è come lo intendi tu, ho girato tutta questa città, sono stato dappertutto. Parigi è enorme, non basterebbe una vita. E’ così perché ho tanto tempo libero”. Pure troppo pensò. Ormai era da tanti anni che non aveva una dimora. La città era in realtà troppo piccola per uno pieno di forze come lui, camminava per sfogarsi, per scaricare le energie e pensare quel poco che gli accadeva di pensare.
“Lo vedo che sei turbata, ma non è stato così imprevedibile come credi tu. Ho perso il lavoro dalla sera alla mattina, risparmi ne avevo pochi, lo sai, sono sempre stato in affitto. Dopo meno di un anno non avevo più niente per pagarlo e un altro lavoro non l’avevo trovato. Così ho davvero lasciato la mia casa senza sapere dove andare, qualche giorno l’ho passato da amici, mi hanno aiutato, mi hanno dato dei soldi, ma non bastano mai e io lo sai sono orgoglioso, avevo la mia dignità, non gle li ho più chiesti e così è cominciato tutto”.
Lei era seduta e si toccava le dita, nervosamente, si ricordava sempre di quando gli aveva voluto tanto bene al nostro Mathias, gle ne voleva ancora un po’.
“Beh e tu cosa fai?” “Io? Beh io mi arrangio, un lavoro ce l’ho e mi va anche bene, il tempo passa e io non gli corro dietro, mi coccolo un po’, riesco ancora a fare tante delle cose che mi piacciono”.
“Mmm”
“Ma dipingi ancora?”. Lei si ricordava di come muoveva le dita velocemente, del suo viso quand’era concentrato, era bravo ma gli mancava solo quel poco di talento per spiccare il volo. “Beh sì, vedi, questi li faccio e poi li vendo, sono disegni a carboncino, i colori non li compro più, non saprei dove metterli. Uso solo la matite e la china”. “Belli, e li vendi?” “Sì. Vedi questa è Montmartre, la Basilica del Sacro Cuore, i turisti ne vanno matti, non è che pretendano che tu sia poi così bravo, qualche soldo sempre lo tiro su ma ne faccio pochi. Sai che sono sempre un po’ troppo perfezionista, ci vuole tanto tempo per farne uno”.
Lei li guardava e si mostrò felice ma provava tanta pena, non se ne accorse, il nostro Mathias.
Così si salutarono. “Sarebbe bello incontrarci ancora così, per caso, dopo tanti anni. Mi sono sentito come se ci fossimo salutati ieri”. “Beh, per me non è stato proprio così, non sapevo che eri ... così ... beh”. “O non ti preoccupare, è la vita che è così, non avrei mai potuto immaginarlo, davvero uno non si rende conto di quanto basti poco per finire così, ma non importa, si vedrà”. “Ciao Mathias, ci rivedremo a Montmartre”. “Ci rivedremo”.
Così il nostro riprese la sua strada e non volle più ripensare a quello che gli era appena accaduto perché era troppo per la sua anima, e in fondo lui per tanti anni l’aveva sognata ancora, ma ora la vita li aveva portati davvero troppo lontani e allora provò a dimenticare. Camminò lungo la Senna come gli piaceva fare, vide il sole del pomeriggio illuminare le onde e risplendere sui visi di bambini, e fu felice il nostro Mathias perché a lui davvero bastava poco per esserlo. Poi si sedette su una panchina e cominciò a fare quello che più gli piaceva fare, e aveva tanto tempo libero per farlo, cominciò a sognare.
In quel mentre passò un pescatore. “Hey come va sulla terraferma?” “Tutto bene, ma potrebbe andar meglio”, gli rispose Mathias. “Dica un po’, ma se adesso io scendo lei lo farebbe un disegno per me? Mi hanno detto che sa dipingere”. “Sapevo dipingere, beh ma qualcosa di buono lo faccio ancora”. “Bene, eccomi qui. Io vorrei tanto che lei mi facesse un ritratto, ma vorrei che mi ritraesse com’ero quand’ero bambino”. “Ma è impossibile, il tempo non scorre all’indietro, come posso immaginare il suo volto?”. “Ma lei non è un artista? Dovrebbe essere contento, caro mio! Pensi che sfida, ci vuole tanta ispirazione!”. “Mmm”. Mathias in effetti lo credeva. “Pensi un po’, io da bambino, magari mentre ho appena finito di giocare a pallone con gli amici e ho anche vinto! La felicità, l’arroganza e anche un po’ l’orgoglio. Non è mica facile per un pittore mettere tutti queste cose in un dipinto”. “Sì, beh, ci vorrebbe davvero un gran talento, io ne ho un poco”. “Ascolti me, non è che tutti bisogna essere Van Gogh, lei è un perfezionista, potrebbe fare una bella cosa lo stesso, davvero”. “Mmm, ci proverò”. Mathias era davvero carico, sarebbe durato poco, già se ne rendeva conto, perché lui davvero era un perfezionista e spesso ci stava pure troppo sui dipinti e così perdevano in sincerità. L’ispirazione è solo un momento e l’artista migliore è quello che riesce a fare in poco tempo qualcosa che sia eterno.
Così il pescatore si sedette sulla riva e Mathias si sedette proprio vicino, era bello che qualcuno credesse così tanto in lui. “Davvero a me piacciono l’arte e la poesia, non me le hanno mica insegnate a scuola! Sono così belle perché sono così sincere, e anche consolanti. Sarebbe stato bello fare l’artista. Beh, ma io so solo pescare, ma va bene anche così, di cose belle ne vedo tutti i giorni. Prendiamo il sole ad esempio, quando ti svegli all’alba d’estate, quei colori così pieni di speranza, il giallo e il turchino, magari sono quelli i colori delle nostre anime quando siamo felici”. Il pescatore era proprio un bel filosofo ma il nostro Mathias non lo ascoltava più ormai, perché era tutto assorto sul suo foglio di carta bianca, la mano disegnava fremente. “Chissà” disse il pescatore “E’ che noi vogliamo sempre di più. Non ci sappiamo accontentare anche se il Signore ci ha dato tutte queste cose così belle. Per questo Lui non si rivela, perché ci conosce e sa che noi dopo aver visto finalmente il suo volto andremmo poi a cercare qualcos’altro, qualcosa che sta oltre a Lui. Che cosa poi? Ma noi siamo figli suoi. Lui ci conosce e lo sa come andrebbe a finire e fa bene. Noi siamo sognatori destinati a svegliarsi, che vorrebbero non smettere mai di sognare, ma mi ingarbuglio! Torniamo al sole a quello che dicevamo prima. Ah sì. È bello il sole le mattine d’estate, ma d’inverno è ben altro ah ah io lo so! Fa freddo e mi si gelano tutte le mani ahi ahi! E allora, io mi dico, ma è ben strano, perché c’è l’estate e poi l’inverno, ed ogni cosa ha davvero il suo opposto. Ma chissà perché, davvero vorrei qualcuno che me lo spiegasse. Ma come ho detto sono già stato a scuola e questo spiega perché tante cose non me le so spiegare. Ma una cosa però me la ricordo, è quella vecchia storia degli indiani cherokee, gle la racconto? Era così mi pare, beh io ci penso ogni tanto. Loro dicevano che ogni uomo prima di inserire una cosa nuova nel mondo dovrebbe essere certo che questa avrà conseguenze positive sui suoi discendenti, almeno fino alla sesta generazione. Beh ma non è fantastico? Voglio dire, io non vedo più in là del mio naso, è il nostro tempo che mi fa vedere le cose così, penso solo a me stesso e al mio domani più imminente, se avessi figli penserei sì alla seconda generazione ma più in là di così no. Loro invece erano così profondi. Anch’io vorrei essere così. E’ che noi siamo troppo abituati a sprecare, non conserviamo le cose, non sappiamo riconoscere la loro importanza perché abbiamo sempre qualcosa che ci avanza. Ma lei penserà che io sono matto! Ah Ah! Già è così! Ma ha visto? Guarda un po’, ma lei lo fa bene allora questo disegno! Dia retta a me, io l’ho capito al volo, lei è troppo perfezionista, la prendo un po’ con filosofia questa vita! Mi fa venire in mente quella bella vecchia storia di Charlie Chaplin, lo sa? Lui partecipò ad un concorso per sosia di Charlie Chaplin a Montecarlo e venne subito scartato! Beh non fa pensare?”.
Intanto il sole splendeva come se stesse anche un po’ sorridendo e le onde si lasciavano portare dalla corrente, già si immaginavano quando sarebbero arrivate al mare. Mathias continuava disegnare, concentrato, ardente d’ispirazione. Il vecchio ora taceva e guardava lontano.
“Sì, se il tempo potesse scorrere all’indietro chiederei solo di tornare bambino. Sarebbe come entrare in un sogno, il cielo allora mi sembrava più azzurro. Immagini un po’. I miei capelli dovrebbero tornare ad essere biondi, i miei occhi dovrebbero vedere non solo quello che sta davanti a me ma l’infinito, i miei pensieri dovrebbero essere innocenti, e poi pieni di speranza. Amico mio, ma se qualcuno ci ascoltasse penserebbe che sono un vecchio pazzo! Beh, ma a noi cosa ce ne importa? Ora lei mi farà questo bel disegno e la mia anima stanca si consolerà, è per questo, io credo, che noi dovremmo amare un po’ di più l’arte. Perché lei ci accoglie, fra le sue mani, ci abbraccia, per darci qualcosa di bello, che ci commuova, che ci dia conforto, ci fa sorridere e ci consola un po’. Come vorrei essere un artista!”.
Mathias disegnava senza sosta. Sentiva sempre di più che con quel dipinto poteva restituire a quell’uomo quell’innocenza perduta che tanto desiderava. Quel disegno doveva racchiudere in sé la gioia di essere un bambino. Mathias disegnava, disegnava così pieno di sentimento, palpitante di entusiasmo. S’immaginò di sorridere, di cantare, di urlare a squarciagola correndo per le strade, di rubare per dispetto con gli amici le mele dagli alberi, di attraversare la Senna da una riva all’altra facendo a gara a chi va più veloce. S’immaginò che finiva la scuola, che c’era tutta l’estate per giocare, e ogni emozione diventava un tratto del suo dipinto, una sfumatura di colore che sembrava non dovesse svanire mai. Il pescatore ora taceva e chissà a cosa pensava. Mathias si sentiva pieno di emozioni, era come se stessero per esplodere, doveva fare di tutto per riuscire a esprimerle. Dipingeva come se stesse sognando, impaziente e pieno di felicità. Quel giorno fece del suo meglio, come mai prima. Il pescatore ora vedeva che il suo bel ritratto era quasi finito e sbirciava di nascosto, sorrideva. Mathias sorrideva anche lui, sorrise fino a quando diede l’ultimo tratto al dipinto. Si sentiva così vicino a quell’uomo, come se lo conoscesse da sempre.
Così il disegno era finito e Mathias gle lo mostrò. Al pescatore la bocca si aprì e per un po’ rimase aperta. Davvero era proprio così quand’era un bambino. Così guardò Mathias, gli strinse la mano e lo ringraziò. “Ha visto che talento ha? E’che non si impegna abbastanza, o non crede in se stesso, e così si perde un po’ qua e un po’ là”. E Mathias sorrise e pensò che era vero, e che d’ora in poi avrebbe disegnato di più solo per il gusto di farlo. Il pescatore riprese la sua strada, il sole illuminava le sue mani callose segnate dalla fatica e luccicava sul suo volto di vecchio sorridente.
E pieno d’amore Mathias si risvegliò dal suo sogno.
Parigi nel sole del mattino
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