Animali fantastici
In Limbo
La mia vita l’ho trascorsa fra le camere d’albergo … è passata come un treno in corsa … Roma, Parigi, Lisbona … non pensavo di fermarmi proprio adesso, mi sembra così ingiusto … Questa malattia è diventata la mia padrona, è arrivata di nascosto. Si è presa il mio tempo, mi ha imposto una routine nauseante, medicine, sempre alla stessa ora, pensieri ricorrenti, l’ansia ... Non suono neanche più, suono così poco, non ho più fiato ... Avessi almeno una speranza, ma ormai è troppo tardi. Solo tutta la fatica, l’impegno che ci ho messo, ormai ero padrone del mio talento, e ho solo trentadue anni. E ho inciso così poco, mi sarebbe piaciuto lasciare più tracce delle mie idee. Ma ho rimpianti? Forse no, in questo perlomeno sono fortunato, ho avuto un talento e ho dato il massimo. Ho provato a dare il meglio che potevo, ero diventato anche meglio di quello che avrei potuto essere, solo per poco tempo, neanche un mese … ma in quel mese ho registrato il mio album. Un musicista lo sa quanta fatica ci vuole per arrivare al massimo, poi si scende, a poco a poco, non si riesce a rimanere sempre allo stesso livello. Adesso per esempio è come se non avessi emozioni, non ci sarebbe nessuna magia se suonassi. Beh, almeno non ho rimpianti, le mie cose le ho fatte sempre con piacere e senso del dovere. Magari però potevo divertirmi un po’ di più, sono stato tanto severo con me stesso … sì questo sì, se tornassi ad essere normale, mi andrei a divertire di più. Ma forse è per questo che non ho poi così paura della morte, sono abbastanza a posto con me stesso. Se non mi fossi ammalato avrei continuato come prima, come un treno in corsa, che non si ferma in nessuna stazione. Ho dato tante emozioni alle persone, per questo è sempre bello suonare. Stanno tutti lì, sotto al palco, per ore intere, e quando arrivi li senti esplodere. Vogliono sentirsi vivi, è sempre lo stesso, in ogni angolo del globo. Ne hanno bisogno della musica, mi spiace adesso non poterli accontentare ma questa malattia si è portata via tutto, si è portata via anche le vite dei miei genitori. Si sono spenti. Non se ne faranno una ragione. Ma perché è dovuto succedere? Che logica ci può essere dietro, sempre che ci sia .. ma sì che c’è … i miei da soli … ascolteranno sempre i miei dischi. Sì la mia musica è la mia voce, ma tutte le mie idee … Ne ho ancora, potevo farne ancora di dischi, perché deve finire così presto? Forse avrò delle colpe, ma non so quali … ma uno adesso si ammala perché ha delle colpe? Non c’è logica, è così … Ma è così terribile, se penso a come stavo un anno fa, avevo la salute, cos’altro serve? Però forse non mi dovrei abbandonare così … potrei continuare a lottare. Non sarebbe di conforto per i miei? Mio papà fra qualche anno potrebbe anche esserne felice ... sì, questa non l’avevo ancora pensata. Mi ci devo sbattere la testa per un po’… Già, e poi perché no? Chi lo sa che invece posso farcela a tirare avanti per un po’… Ma poi non ho sempre fatto così? Ho sempre tentato di superare i miei limiti, è così quando sei un ragazzo. Fai addirittura troppo perché hai un eccesso di forze e non sai distribuirle … Sì, è così, non devo mollare, che vada tutto al diavolo. Non mi devo chiudere nella convinzione che andrà tutto a rotoli. Mi ci devo buttare, come ho sempre fatto. Perché sono diventato così? È solo perché questa malattia mi ha reso debole. Si è presa prima il corpo, mi ha stancato e poi si è presa la testa. Non mi devo rassegnare, e poi magari una volta di là sarà anche bello dire che ho dato tutto … se ci do dentro di più quel giorno arriverà più tardi. Devo farlo per i miei genitori … Vivremo sperando che quel giorno giunga più tardi. Più tardi possibile. Ci devo credere, lo devo fare per loro. Tutti i sacrifici che hanno fatto per me, quel giorno andranno tutti perduti, perduti come le gocce nella pioggia che cade, come questa pioggia qui fuori … quel giorno deve arrivare più tardi, devo fare il possibile, devo dare tutto ciò che ho, fino alla fine, ho perso subito la testa …
Chitarra dimenticata con figura in un interno
Copia da un dipinto del pittore Egidio Oliveri
(1911 - 1968)


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